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Siamo sicuri che l’approccio su strada, durante la guida di un’auto d’epoca, sia lo stesso utilizzato quando si guida una normale auto, nel tragitto casa lavoro ad esempio?

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Ci sediamo sul sedile della nostra auto d’epoca e già entriamo nella modalità “rilassata”. Questo è quello che dovrebbe succedere, anche perchè il momento in cui si decide di togliere il telo, magari staccare il manutentore della batteria, e girare la chiave, dovrebbe essere in attimo di svago.

Questa è la sensazione che ci regala la nostra fedele compagna. Ma una volta messe le ruote sull’asfalto però, le cose potrebbero cambiare.

L’obiettivo di ogni collezionista è quello di mantenere le proprie auto nelle migliori condizioni tecniche considerando il passare del tempo. Durante la sosta in garage questo può essere possibile con l’aiuto di buonsenso e alcuni pratici oggetti che vedremo in un altro articolo, ma durante la guida su strada, la faccenda si complica un pochino.

Penso che nessuno di noi abbia piacere a guidare un’auto d’epoca con condizioni meteo avverse, il tempo che ci si impiega a pulire e lucidare carrozzeria, ruote, passaruota, paraurti cromati, non può essere buttato per una gita sotto la pioggia, che di piacevole non avrebbe proprio nulla.

Considerando quindi il sole splendente, la prima cosa a cui bisogna stare attenti sono le condizioni del manto stradale.. le buche intendo!! Nella maggior parte delle volte, quando usiamo la nostra classica ci troviamo nei pressi di casa, quindi dovremo conoscere a memoria qualsiasi imperfezione dell’asfalto. Ma in caso di distrazione, le sospensioni e i bracci oscillanti (dell’avantreno in particolare) potrebbero non perdonarci. Vietato quindi prendere buche!!

La distanza di sicurezza è materia già spiegata e ribadita nei corsi di guida sicura e nelle normali scuole guida. Chi percorre strada con un’auto datata si trova tra le mani un mezzo con spazi di frenata logicamente più lunghi delle vetture attuali. Se il veicolo davanti a noi (recente, e con freni a disco) dovesse frenare bruscamente, noi con i nostri freni a tamburo, avremo ben poco scampo.

La sicurezza non è l’unica motivazione per mantenere un’abbondante distanza di sicurezza dal veicolo che ci precede. Provate a pensare al classico sassolino lanciato dalle ruote posteriori. Nella migliore delle ipotesi, se prende la carrozzeria, il nostro carrozziere con un bel sorriso, sarà lieto di aiutarci. Ma se ad essere colpito e danneggiato, è il parabrezza la cosa si complica. Se le varie aziende che riparano parabrezza riescono a “bloccare” il danno, rimane la botta, allucinante da vedere magari su un’auto appena restaurata. Se il colpo obbligaa cambiare il parabrezza è necessario fare i conti con la reperibilità del pezzo. Magari il vetro davanti è stato fatto su richiesta, in tal caso potrebbero servire parecchi soldi. Lo stesso discorso vale anche per i vetri dei fari. Con vetture particolari, i fanali di ricambio sono introvabili.

Un’altra motivazione che porta a non stare “troppo sotto” al veicolo davanti a noi è il gas discarico. In una manifestazione di classiche può essere più accentuato, ma sicuramente il fumo di qualsiasi auto, di una non catalizzata o meglio ancora di una anteguerra, può sporcare il nostro cofano o paraurti cromato.

Il presente articolo non vuole assolutamente essere un modo di scoraggiare l’utilizzo dell’auto classica, al contrario è stato scritto per goderne al meglio, con la consapevolezza che un piccolo danno o imprevisto possono rovinare l’esperienza di guida che solo questo tipo di auto può regalare.